assemblea_2016_foto_salaIl 2016 ci ha portato una ripresa economica che va consolidandosi su ritmi lenti, distanti da quelli prevalenti prima della crisi e che non consente di prospettare un pieno recupero dei livelli di attività pre-recessivi, se non in tempi lunghi. Da questo punto di vista, occorre riconoscere che molto è stato fatto dopo la chiusure dell’esperienza dei “governi tecnici”, anche in virtù del contestuale riassorbimento delle tensioni sui mercati finanziari. Il grado di stringenza della politica fiscale si è molto ridimensionato nel corso dell’ultimo biennio e la discussione in sede europea sui temi dell’austerità di bilancio garantisce dal rischio di un ritorno dell’austerity.
Il contributo fornito dal diverso orientamento della politica economica all’uscita dalla recessione italiana è indubbio; restano tuttavia al di sotto delle attese i risultati ottenuti in termini di intensità della ripresa. Un fattore ci sembra giocare un ruolo centrale: la situazione di diffusa insicurezza in cui si sono ritrovate famiglie e imprese italiane alla fine della grande crisi. Incertezze dovute a contesti economici – il crollo del potere d’acquisto delle famiglie, l’aumento della disoccupazione, il credit crunch – e penetrazione dei fenomeni criminali a danni di cittadini e imprese.
Sulla base dei risultati delle nostre stime econometriche abbiamo simulato gli effetti per l’Italia di un miglioramento del contesto sociale, culturale e istituzionale. Nello specifico, abbiamo stimato quali potrebbero essere gli effetti sul reddito pro-capite se l’Italia avesse le stesse caratteristiche della Germania in termini di tasso di criminalità, di condizioni di accesso al credito e di efficienza delle procedure d’insolvenza. Dalle nostre elaborazioni emerge che il reddito potrebbe aumentare, potenzialmente, di oltre 3mila euro per singolo abitante, con un incremento di quasi il 12 per cento rispetto al livello medio osservato nel 2015.

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